GRUPPO FARFA : Cinema alto ed altro a Molfetta

GRUPPO FARFA : Cinema alto ed altro a Molfetta

Se una grande parte dei cinema in Italia danno poche opportunità di vedere film decenti, la città di Molfetta purtroppo è in linea con questa tendenza: l’ultimo cinema del centro storico, l’Odeon, ha chiuso dopo una lenta agonia provocata tra l’altro dalla concorrenza sleale del multiplex dell’Outlet, nella zona industriale molfettese, dove sono spesso in programmazione americanate o italianate commerciali e poco interessanti. Il problema non tocca solo il settore cinematografico e forza il trasloco delle attività dalla città stessa a « non luoghi » chiamati generalmente centri commerciali. In questo contesto, la gente e, in particolar modo, la gioventù sono chiaramente messe in difficoltà nella propria città : già ad un livello economico e sempre di più ad un livello di appropriazione dello spazio, di identità e di cultura.

Per questi motivi, abbiamo intervistato l’ideatore del GRUPPO FARFA, Domenico De Ceglia, nato e cresciuto a Molfetta, molto affezionato alla sua città. Ci incontriamo sul porto, luogo importantissimo per capire le radici molfettesi. Ci sediamo fra l’Adriatico e il Duomo, proprio dove quasi cento anni fa c’era il cinema Vittoria. Auguriamoci che questo non sia soltanto un simbolo ma pure un portafortuna.

Ci puoi raccontare il tuo percorso?
Ho cominciato con l’audiovisivo 10 anni fa, vengo dalla scrittura che è sempre stata la mia passione. Ad un certo punto ho ritenuto di dover tradurre in immagini quella scrittura che era già per me un linguaggio iconografico. Sono nati alcuni lavori come La libertà che parla di una rivolta anarchica a Castel del Monte, essendo insegnante di storia, ho un approccio storiografico alla materia. Nel 2006, ho sviluppato a Bari vecchia un corso di cinema con le madri dei ragazzi a rischio, in un contesto molto particolare. Con Maria Cavalluzzi, pedagogista all’Università di Bari e con Rai Educational che sosteneva il lavoro, abbiamo prodotto un cortometraggio, Come quando le nuvole, scritto dalle madri. Noi pensavamo che per agire sui ragazzi, bisognava partire dalla formazione dei genitori, l’audiovisivo essendo in questo caso uno strumento per l’educazione. Abbiamo analizzato le fiction televisive che le madri vedevano: il lavoro non poteva non essere influenzato da questo immaginario. Qualche anno dopo, sono andato a lavorare per 4 anni in una scuola media di Udine. Il Friuli-Venezia Giulia è un contesto abbastanza aperto dal punto di vista cinematografico, organizzano per esempio un grande festival di cinema orientale, il Far East. Lì mi sono un po’ appassionato a questo tipo di cinema, i miei grandi riferimenti visivi sono Kim Ki-Duk, Park Chan-Wook o Wong Kar-Wai. Lì c’era pure un bel cinema « art & essai », Il Visionario. Queste sono esperienze che mi piacerebbe riportare a Molfetta. Non sarebbe male creare qui un piccolo cinema d’essai per proporre progetti di un certo spessore, un modo per unire l’intrattenimento alla formazione di una capacità critica degli spettatori molfettesi. In questo senso, ho fondato il Gruppo Farfa, ho chiesto il trasferimento e sono tornato a Molfetta, il contesto in cui volevo operare.

A proposito sai che quasi un secolo fa, qua c’era un cinema muto?
È vero? Bellissimo…

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Molfetta 1930 : Visibile giù a sinistra, il cinema Vittoria proiettava film muti

Dove nasce la tua voglia di cinema? Come la nutri?
Non amo molto parlare, per me scrivere o trasmettere attraverso immagini è la mia maniera per riflettere me stesso nel mondo e quindi manifestare la mia presenza nell’universo in qualche modo. Questa voglia la alimento grazie alla visione di film, alla lettura, a ciò che mi circonda, guardando la realtà da un punto di vista cinematografico, come se ogni mio sguardo fosse un’inquadratura lanciata sul mondo. Non so se sia una cosa innata o se si sia sviluppata nel tempo. Penso che il cinema sia manifestazione di quello che è il linguaggio più profondo dell’uomo : quello dei sogni, dell’intuizione, del nostro sguardo che vaga nella realtà, ad un livello pre-razionale. Qualcosa di originale che è stato prima della nostra concettualizzazione attraverso le parole, una cosa immediata. Per me tutto è cinema.

Hai un modo particolare di concepire i tuoi progetti, tra fiction, documentario e sperimentazione.
Ho cominciato con la fiction. Con la volontà di trascrivere per immagini delle storie, degli schemi di scrittura narratologici. Ho anche fatto dei documentari però non ne sono pienamente soddisfatto. Pensavo che il documentario avesse il potere di avvicinarti alla realtà, invece ho scoperto che si tratta ugualmente di una sorta di fiction, con razionalizzazione e organizzazione del materiale ripreso: un punto di vista del regista. A questo punto, tanto vale fare fiction. Può appagare il bisogno che il pubblico ha di storie. Sperimentare per sperimentare, non mi va. Se è per dire delle cose della realtà, allora sì sperimento.

L’influenza di Pasolini è molto importante per te vero?
Beh sì, a me ha sempre colpito il fatto che ritenendo insufficiente la letteratura per esprimere il suo mondo, abbia fatto ricorso al cinema. Pur studiando, pur scrivendo l’ho anch’io sempre ritenuta insufficiente per parlare profondamente dell’essere umano. Paradossalmente, le immagini, pur nella loro immediatezza, se bene organizzate, possono dire delle verità più profonde rispetto alla filosofia, la letteratura o la psicologia, dove spesso le parole sono strumentalizzate per dire qualcos’altro. Con le immagini è difficile fingere, capisci subito se un volto è triste o allegro. Con la scrittura è piu facile mentire. Pasolini mi ha sempre impressionato per questo coraggio che ha avuto di volere avvicinarsi alla verità. Anche se ho visitato la sua tomba a Casarsa, Pasolini non è per me un busto in un museo, lui è vivo come lo è il suo messaggio. Ho fatto una tesi di laurea sulla trasformazione della sceneggiatura in immagini in movimento, in riferimento a Empirismo eretico, un’opera stupenda di Pasolini. Ho superato Pasolini : « I professori vanno mangiati in salsa piccante » e digeriti, come il corvo di Uccellacci e uccellini, simbolo dell’intellettuale marxista, mangiato da Totò e Ninetto. Bisogna superare l’ideologia che è falsa coscienza per creare forme nuove ed aderire ad un nuovo presente.

 dove va l'umanità

Un’altra frase geniale del bellissimo Uccellacci uccellini

Pensi che le immagini dovrebbero essere studiate più delle lettere?
Almeno allo stesso modo. Ormai, le immagini hanno conquistato la nostra società, però la nostra capacità di lettura di queste è scarsissima. Non c’è la volontà di porci nelle condizioni di comprendere il significato del linguaggio iconico forse perché è strumento nelle mani dei potentati per vendere i propri prodotti. Se la gente avesse coscienza dell’uso che si potrebbe fare delle immagini stesse, forse si aprirebbero nuovi orizzonti conoscitivi. L’idea del cinema sociale che ho, come azione del Gruppo Farfa, va nel senso della formazione ad una certa estetica e ad una certa cultura artistica dei ragazzi soprattutto, e poi di chiunque.

Che pensi delle esigenze degli italiani nei confronti delle immagini?
In Italia, la televisione ha invaso molti campi della cultura. Prima di tutto, i programmi televisivi non sono più dello stesso livello di un tempo, vengono comprati all’estero, non si crea più qualcosa di nostrano. Però è in atto forse un cambiamento : credo molto nel cinema italiano, ci sono molti registi di cui ho molta stima come Sorrentino, Garrone… È la TV ad aver impoverito il cinema. Le grandi scenografie di un Fellini non erano più possibili sul piccolo schermo dove quella ricchezza di particolari non è visibile. Un cinema che ha imitato la fiction televisiva ovviamente non ha fatto più ricorso a quegli elementi. Le storie si sono indebolite, le immagini si sono ridotte al campo-controcampo. Sono però fiducioso, esistono opere che riflettono maggiormente sul mezzo cinematografico, restituiscono quindi conoscenza di esso e sapienza nell’utilizzarlo.

Parlami un po’ del Gruppo Farfa
Viene fondato come associazione di « filmmakers » da me e Giuseppe Boccassini nel 2009, grazie a dei finanziamenti pubblici della Regione Puglia e del Ministero della Gioventù attraverso il bando «Principi attivi, Bollenti spiriti». Così abbiamo attivato un corso di alfabetizzazione mediatica con i ragazzi, durato un anno. Abbiamo scritto con loro un film corto di 20 minuti, e l’abbiamo prodotto. Oggi, Farfa è una libera associazione, non è una casa di produzione. Ogni tanto ci riuniamo, elaboriamo progetti, cerchiamo finanziamenti pubblici, privati, oppure col crowdfunding, formula che abbiamo utilizzato gli anni scorsi e che ci permette di trovare un pubblico prima ancora di produrre un audiovisivo : per noi il contatto con la gente è sempre stato importante. Stiamo portando avanti un nuovo progetto chiamato Seaduction, un progetto sul mare e la sostenibilità, sarò il regista insieme a Serena Porta, Antonio De Palo sarà l’assistente regista, Giordano Bruno Balsamo il tecnico del suono, Bianca Gervasio ai costumi, Dario Di Mella alla fotografia… Ci stiamo muovendo per realizzarlo con l’aiuto dei ragazzi tramite « workshops » sui costumi, l’elettricità o la scenografia visto che lo stile del film sarà « steampunk » : il progetto ci serve anche per formare nuove generazioni di lavoratori cinematografici.

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Ci parli delle bellissime proiezioni all’aria aperta, con programmazioni e atmosfere sognanti, organizzate dal Gruppo Farfa?
Noi ci muoviamo per intercettare la gente, non la massa. Ci tengo a questa distinzione tra massa e gente. Non facciamo dei film per la massa o che cercano l’approvazione del pubblico, portiamo una proposta un po’ più alta e altra rispetto a quelle che solitamente il pubblico potrebbe trovare nella normale programmazione di un cinema. Con Out of bounds, che è la nostra rassegna di cinema estivo, tentiamo pure di aprire alcune piazze più sconosciute alla città stessa. La prima rassegna è stata in Piazza San Michele allora appena ristrutturata e poco frequentata. L’abbiamo rianimata dicendo ai molfettesi « Guardate che a Molfetta esistono degli scorci sconosciuti ma che vanno vissuti ». Bisogna interagire con gli abitanti, siamo contro la creazione di quartieri ghetto. Piazza delle Erbe è un altro esempio di rivitalizzazione. Per questo motivo, vorremmo un cinema itinerante anche se non è sempre facile visti gli innumerevoli problemi di suono, di vento…

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Parlaci dei vostri finanziamenti
Non si può negare che i finanziamenti pubblici hanno aiutato molti giovani pugliesi. Altrimenti sarei rimasto in Friuli a cercare altre vie. Tuttavia meglio non affidarsi troppo a questi finanziamenti, possono essere un’arma a doppio taglio: possono dare nuove possibilità e al contrario portare a non avere più nuovi stimoli. Il riferimento principale è il pubblico, lo spettatore. Quando si è protetti dai finanziamenti, è opportuno non dimenticare che il guadagno deriva dal pubblico. Oggi, con la crisi che stiamo vivendo, il pubblico non è più il primo obiettivo, come lo è stato negli anni passati. Resta necessario diversificare i finanziamenti : con il privato, con lo sbigliettamento o con gli sponsor.

Che rapporti hai col comune e col sindaco?
Siamo della stessa generazione, ci conosciamo bene. Molti dei nostri progetti vengono accolti e sostenuti dal comune grazie alla nostra continuità e alla nostra affidabilità.

Sembra che in Puglia si sta creando un movimento importante verso il cinema, e sembra che avete un posto importante in questo movimento?
Sicuramente. Credo che l’anno scorso l’Apulia Film Commission abbia prodotto 66 progetti tra corti e lunghi. Se qua non esiste una CineCittà, la Puglia stessa sta diventando una sorta di « cineregione ». Molte produzioni stanno trovando qua le « location » ideali. Allo stesso tempo si sta creando un indotto di professionisti pugliesi : fonici, montatori, registi… Farfa è solo una parte di quest’indotto.

Pensi che questo movimento possa migliorare il pessimismo generale?
In Italia c’è un ricorso intensivo alla lamentela. Ci si lamenta e non sempre si agisce. Lamentarsi porta spesso ad uno spreco eccessivo di energie che potrebbero essere utilizzate ad inventare e produrre. Non so se il cinema può cambiare le cose però, insieme ad altre, allora sì che può.

Ecco qualche “link” per seguire l’attualità del Gruppo Farfa :
www.gruppofarfa.org
http://seaductionpro.wix.com/seaduction
www.facebook.com/gruppofarfa

Stève Albaret

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